In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sta esponenzialmente prendendo piede nella vita di tutti, dall’ambito personale a quello lavorativo, emerge la domanda cruciale su come definire un futuro veramente umano. Questo futuro non può essere disegnato dalla tecnologia o dall’automatismo dei dati, ma deve essere guidato dall’intelligenza culturale.
La Sfida: Oltre l'automatismo dei dati verso l'Intelligenza Culturale
Intelligenza culturale è da intendere come strumento che permette di comprendere e spiegare le trasformazioni in atto oggi. Viviamo in un mondo non lineare ma fortemente complesso, caratterizzato da volatilità, incertezza, ambiguità, interconnessione e coesistenza degli opposti. Proprio in questo scenario, come evidenziato dal World Economic Forum, l’idea di Intelligenza Culturale come strumento da usare per orientarsi e operare in questo ambiente globalizzato, non lineare e guidato dall’AI è ormai una tendenza diffusa.
In questo scenario, che riporta la centralità dell’uomo nella progettazione tecnologica, che si è svolto anche il S.E.M.I. Storie di Eccellenza, Merito e Innovazione 2025 dal titolo: “Intelligenza culturale. Quale futuro per l’umanità?”, un evento dell’Associazione Cultura Italiae ONG UNESCO, tenutosi lo scorso ottobre a Modena e Maranello nel quale si è approfondito il dialogo su come il “Cultural Intelligence Quotient” sia una delle chiavi di volta per affrontare la crisi del nostro tempo.
L’Intelligenza Culturale è la chiave per andare oltre l’analisi numerica e per interpretare appieno le trasformazioni sociali contemporanee. Tali cambiamenti sono guidati da nuove priorità e valori umani, che pongono al centro sfumature, inclusività e flessibilità, ma anche empatia ed emotività. Infatti Cultural Intelligence presuppone menti inclini alla meraviglia, curiosità, all’assenza di pregiudizi, all’ascolto attivo e all’empatia. L’introduzione formale di questo concetto risale ai primi anni Duemila, grazie allo studio di C. Earley e A. Soon nel loro “Cultural Intelligence: Individual Interactions Across Cultures” (2003). Essi definiscono la “cultural intelligence” come la capacità di un individuo di adattarsi e funzionare efficacemente in contesti culturali diversi e non familiari. Una competenza fondamentale nell’era contemporanea non solo per l’interazione umana, ma anche per programmare sistemi di IA che siano etici, equi e globalmente rilevanti. È necessario valorizzare al massimo la dimensione umana, alla base di ogni innovazione.
La Soluzione: L'Umanesimo Tecnologico e il passaggio dall’AI al genio umano
Un futuro guidato dall’intelligenza culturale deve andare oltre (Looking Up) e mettere al centro la creatività, i rapporti umani e l’esperienza collettiva condivisa. L’AI stessa deve essere vista come una rivoluzione culturale e non solo tecnologica. Pertanto sta all’Intelligenza Culturale guidare l’AI e le nuove tecnologie ad andare oltre i data per focalizzarsi sui significati, saper tradurre e analizzare ciò che guida e muove gli esseri umani.
La strada per l’umanità deve delinearsi così nell’unione di due paradigmi quasi opposti ma che si completano: da un lato, le tecnologie intelligenti, spesso astratte; dall’altro, la necessità di una dimensione “naturale” capace di esprimere conoscenze, emozioni, storie e simboli. Il progresso deve essere guidato da atti collettivi finalizzati a coltivare conoscenza e a far germogliare nuovi sguardi, assicurando che l’IA rimanga uno strumento funzionale a servizio dell’uomo.
Questa visione si allinea con la crescente tendenza al passaggio dalla tecnologia 4.0 (incentrata sull’automatismo delle macchine) a quella 5.0 (basata sull’integrazione delle tecnologie avanzate con la centralità dell’essere umano). Questo cambio di paradigma rimette l’uomo al centro, portando quindi ad un Nuovo Rinascimento in cui l’intelligenza culturale ci guida verso un umanesimo tecnologico, assicurando che ogni progresso sia a servizio dell’etica e dei valori collettivi.
Il futuro non sarà definito da chi saprà solo programmare macchine, ma da chi saprà immaginare mondi nuovi. Non basta più focalizzarsi sul “machine learning” ma è necessario tornare all’“human learning”. La nuova rivoluzione arriverà solo quando la capacità di collaborazione uomo-macchina porterà all’AI non come sostituto ma come amplificatore del genio e dei valori umani.
Abbiamo trattato il tema dell’AI in ambito professionale nell’articolo “L’AI non fa il tuo mestiere“
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